Baldoni Award
prospekt won Enzo Baldoni Award 2009 September 23rd, 2009
The jury of the Enzo Baldoni Award decided to give the prize for Photography branch to the agency for the project 3:32 A.M. - 6.3 RICHTER. Eartquake Abruzzo, realized by photographers Kathryn Cook, Emanuele Cremaschi, Francesca Hanne Mancini, Michele Palazzi, Samuele Pellecchia and Cristina Vatielli. Initiated by the Milan Province in the memory of the journalist Enzo Baldoni, killed in Iraq in 2004, the Prize points out the project promoting the dialogue between cultures and religions and commitment for peace, development and human rights.
Premio Baldoni
prospekt vince il Premio giornalistico Enzo Baldoni 2009 23 Settembre 2009
Milano, 23 settembre 2009. Premio Baldoni all’agenzia prospekt fotografiProspekt fotografi è lieta di annunciare che la giuria del Premio giornalistico Enzo Baldoni - presieduta da Severino Salvemini e composta da Natalia Aspesi, Maurizio Belpietro, Ferruccio De Bortoli, Antonio Di Bella, Dario Di Vico, Giovanni Morandi e Gianni Riotta – ha deciso di conferire all’agenzia il Premio per la sezione Fotografia per il servizio 3:32 A.M. - 6.3 RICHTER, realizzato dai fotografi Kathryn Cook, Emanuele Cremaschi, Francesca Hanne Mancini, Michele Palazzi, Samuele Pellecchia e Cristina Vatielli.
Istituito dalla Provincia di Milano in memoria del giornalista ucciso nel 2004 in Iraq, il Premio giornalistico Enzo Baldoni segnala i servizi che promuovono il dialogo tra culture e religioni e l'impegno per la pace, lo sviluppo e i diritti universali.
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3:32 A.M. - 6.3 RICHTER
Kathryn Cook, Emanuele Cremaschi, Francesca Hanne Mancini, Michele Palazzi, Samuele Pellecchia, Cristina Vatielli.
Alle ore 3:32 del mattino di lunedì 6 Aprile 2009, un terremoto di magnitudo 6.3 gradi della
Scala Richter ha colpito l'Abruzzo e l'Italia Centrale, causando la morte di almeno 308 persone, il ferimento di altre 1.600 e lasciando circa 65.000 residenti privi delle proprie abitazioni.
È il più grave evento sismico del Paese dal terremoto dell'Irpinia del 1980.
Mentre il Governo vara il Decreto Abruzzo, contenente misure per fronteggiare l'emergenza terremoto, la procura dell'Aquila apre un'inchiesta contro ignoti per omicidio e disastro colposo.
La notizia del terremoto arriva alle prime luci dell’alba del giorno 6 aprile 2009. Decidere di partire è un attimo. I primi sette giorni, e le prime sette notti, sono passate così, lavorando insieme, coordinando gli spostamenti e l’indagine che ciascun fotografo voleva portare avanti individualmente, per raccontare tutto ciò che stava succedendo, ognuno secondo la propria sensibilità e sguardo fotografico.
Un lavoro collettivo sulla cronaca, ora dopo ora, dei crolli, degli scavi, dei soccorsi, delle persone che attendono davanti alle macerie, che cercano ricovero nei primissimi punti di assistenza e distribuzione di generi di conforto, delle lunghe notti in cui tutta la gente, e i fotografi con loro, a ogni scossa di assestamento scappano, calcolano traiettorie sui possibili nuovi crolli, si scaldano come possono, si tengono compagnia, cercando umanità e normalità nell'assurdo e nell'irreale, nel dolore, nella fatica e nell'impotenza.
Perché le scosse non finiscono e non scemano, gli sfollati aumentano, i morti si moltiplicano.
I fotografi seguono passo dopo passo l'evolversi dei fatti, ciascuno prendendo una direzione sempre più precisa: le ferite delle città e dei paesi, il lavoro dei corpi di soccorso, i campi degli sfollati, i centri storici e i beni artistici che il mondo ci invidia distrutti, le campagne abbandonate, l'università crollata con studenti e professori che si riuniscono nelle poche aree agibili e decidono di ripartire, gli oggetti e gli affetti delle case improvvisamente e dolorosamente esposti all'aria e agli sguardi estranei, le ronde contro lo sciacallaggio, il ritorno nelle case, assistiti dai vigili del fuoco, per recuperare gli effetti personali. E poi gli incontri istituzionali, i funerali, quello di stato sotto i riflettori del mondo e quello che la gente segue sotto le tende dei campi, attraverso i video.
I fotografi sono ritornati in più occasioni in quei luoghi, sino alla settimana scorsa, in occasione del trasferimento degli sfollati dalle tendopoli nelle nuove case. Contemporaneamente sono partite le iniziative e la creazione delle reti di contatti per trasformare le immagini e le esperienze in qualcosa di concreto, che il potere delle immagini possa diventare realtà, e quindi aiuto e sostentamento, ricostruzione e sostegno.
